ACUFENE, SINTOMI, CAUSE E RIMEDI: PROVA CON L’OSTEOPATIA

Acufene: efficacia del trattamento manipolativo osteopatico

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Acufene: definizione

Il termine acufene indica il disordine per il quale i rumori vengono percepiti in assenza di un corrispondente stimolo acustico esterno. L’acufene è solitamente registrato alle frequenze uguali o superiori a 3000 Hz con un’intensità compresa tra 3-5 dB.

L’acufene si distingue in soggettivo e oggettivo:

L’acufene oggettivo è una condizione in cui i rumori sono generati all’interno del corpo e trasmessi all’orecchio, per esempio attraverso lo spasmo del muscolo tensore della membrana timpanica. È una condizione rara e generalmente il trattamento è riconducibile ad una causa effettiva.
L’acufene soggettivo come le allucinazione acustiche sono, invece, un fenomeno fantasma.
Questo si verifica particolarmente in pazienti affetti da schizofrenia o dopo il consumo di sostanze allucinogene e tende ad evolvere nella percezione di suoni in forme organizzate come musica o parole. Questo disturbo, d’altra parte, consiste in una percezione acustica disorganizzata di vario tipo. I rumori all’interno dell’orecchio possono essere percepiti come unilaterali, bilaterali o all’interno del cranio.

Cosa causa l’acufene?

Ohr Anatomie Schall, 3D Illustration

Acufene di origine neurologica centrale
Numerose ipotesi in merito all’eziologia dell’acufene suggeriscono che non ci sia un singolo meccanismo di attivazione. In molti studi la coclea è stata identificata come la sede di origine dell’acufene ed è constatato che esso sia il risultato di un’attività alterata del sistema nervoso centrale, senza un’effettiva funzione di meccano-trasduzione dell’organo cocleare (Mielczarek et al., 2013).
Nel sistema cocleare e uditivo, i neuroni sono privati dei loro normali stimoli afferenti dalla coclea che porta ad una cascata di cambiamenti plastici (Hoare et al., 2012).Questa alterazione causa un riadattamento del sistema uditivo centrale che culmina nell’alterazione dell’attività spontanea nervosa. Per questo motivo il ridotto input del nervo stato-acustico innesca centralmente uno spostamento nell’equilibrio dell’inibizione dei neuroni, in particolare di quelli glicinergici e GABAergici, con un incremento nell’eccitazione di quelli glutammatergici e colinergici. L’aumento dell’attività spontanea causata dalla riduzione d’inibizione GABAergica influisce sulla scarica di sincronizzazione interneurale nella regione interessata alla progressiva perdita di udito. Questa attività è tipicamente osservata nella corteccia uditiva primaria. A supporto di questa posizione, alcuni studiosi attraverso uno studio di elettroencefalografia rivolto ai soggetti con acufene unilaterale, hanno dimostrato che lo stato di riposo delle oscillazioni della banda di frequenza gamma nella corteccia contro laterale ha una significativa correlazione positiva con la valutazione della rumorosità dell’acufene autoriportata dal paziente

 

Acufene di origine vascolare
L’acufene, in aggiunta alle cause sopra descritte, può essere ricondotto ad una perturbazione vascolare di origine multifattoriale. Questa tipologia viene definita con il termine di acufene pulsatile.
L’acufene pulsatile può essere classificato, a seconda del sito di insorgenza, come di origine arterioso o venoso. Le principali patologie a carico del sistema vascolare arterioso, che interessano la carotide e le sue ramificazioni, come l’arteria occipitale, che possono influenzare l’insorgenza di tale disturbo, sono l’arteriosclerosi e la displasia fibromuscolare. Per quanto riguarda le patologie del sistema venoso possiamo citare l’ipertensione intracranica e come fattori predisponenti: anomalie e varianti dei seni venosi e delle vene della base cranica. Questi fenomeni disfunzionali possono condurre ad accelerazioni del flusso ematico con perturbazioni del flusso laminare, causando turbolenze locali che si manifestano come ronzii. I normali suoni corporei legati al flusso sanguigno sono dunque percepiti in maniera più intensa. L’acufene pulsatile è solitamente unilaterale, ma può anche insorgere da entrambi i lati. Questa patologia è oggetto di esami clinici specifici e, anche se le procedure di diagnostica per immagini giocano un ruolo importante nella valutazione dell’acufene, non è ancora stata trovata una causa specifica in più del 30% dei casi.

 

Criteri diagnostici
Per diagnosticare l’acufene vengono utilizzati dei test differenziali, che includono inizialmente un esame generale grazie all’ ausilio del otoscopio che valuta la componente anatomica dell’ orecchio e le strutture vascolari dietro il timpano. È essenziale inoltre utilizzare la metodica sonografica dell’ecodoppler per valutare la situazione anatomica e funzionale dei vasi sanguigni del collo e della testa in tempo reale. Si può inoltre approfondire l’indagine con diagnostica per immagini tramite la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica e l’angiografia, metodica che punta a valutare la pervietà del lume dei vasi.Un’altro criterio diagnostico di base utilizzato è l’esame audiometrico, una procedura atta a rilevare la soglia uditiva per stimoli semplici formati da un’unica frequenza. L’esame può essere svolto per via aerea con l’impiego di cuffie; il suono inviato per via aerea attraversa l’orecchio esterno e medio per giungere al nervo vestibolo-cocleare ed alla coclea, oppure per via ossea dove attraverso la vibrazione delle ossa craniche il suono si propaga alla coclea. Il risultato dell’esame viene rappresentato graficamente dall’ audiogramma.Può essere effettuata inoltre la timpanometria, metodica strumentale per misurare le modificazioni di impedenza dell’orecchio medio, conseguenti alle variazioni pressorie applicate a livello del condotto uditivo esterno.Oltre a queste valutazioni l’acufene può essere descritto anche dal paziente stesso attraverso l’uso di questionari atti a valutare il grado di severità dell’acufene, i più utilizzati sono: TFI (Tinnitus Functional Index), THQ (Tinnitus Handicap Questionnaire), THI ( Tinnitus Handicap Inventory).

 

 

Acufene e trattamento manipolativo osteopatico

L’orecchio ha due muscoli importanti: il TENSORE TIMPANICO (che ha inserzione sul timpano, e lo stabilizza dagli eccessi di vibrazione causati da suoni forti ed improvvisi) ed il TENSORE DEI VELI PALATINI (che ha inserzione sulla tromba di Eustachio, ed aiuta ad aprire e chiudere il condotto, equalizzando così la pressione nell’orecchio interno.

Questi muscoli possono diventare irritati da un movimento anormale o eccessivo dell’ATM, causando lo sviluppo degli ACUFENI. Ci sono anche importanti collegamenti embriologici con i muscoli utilizzati per aprire la mandibola (pterigoidei laterali) e l’orecchio interno stesso. Ciò significa che ci sono importanti legami tra la muscolatura e la neurologia del l’orecchio e la mandibola. Inoltre, entrambi sono costituiti dall’osso temporale.

Utilizzando questa comprensione, l’Osteopata può concentrare la sua attenzione nel migliorare la funzione e il movimento della mascella e le ossa del cranio. E già questo dovrebbe ridurre e a volte risolvere gli ACUFENI.

L’azione dell’osteopata sarà mirata alla valutazione e al trattamento funzionale delle strutture in ambito cranico che possono andare ad influenzare e mantenere la facilitazione del sistema nervoso somatico e vegetativo.

Visto le numerose zone coinvolte si potrebbe andare ad agire sia sulla componente muscolo-scheletrica della base cranica e dell’area cervicale, come per esempio la muscolatura sub-occipitale e le suture craniche, sia sulla componente membranosa intracranica a tensione reciproca che sulla componente fluidica inclusa nell’ambito di queste strutture, come per esempio trattamento dei seni venosi e IV ventricolo.

 

 

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